Vicenza

Torino, situata nel cuore del Piemonte e circondata dalle splendide Alpi, è una città che unisce storia, cultura e innovazione. Conosciuta come la “città sabauda” per il suo legame con…

Alessandra

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Lecce nei Marsi – Gole del Sagittario

Tra canyon e silenzi: verso le Gole del Sagittario diario di un giro in MTB con partenza da Lecce nei Marsi Parto da Lecce nei Marsi quando l’aria è ancora fresca e le strade si svegliano piano. Le prime pedalate scorrono tra campi e profili di monti che si accendono di luce: quel ritmo lento che ti fa ascoltare il fiato, la catena, i piccoli rumori della valle. Le salite sono gentili ma costanti; cambio rapporto, trovo il passo e mi lascio dietro l’abitato, puntando deciso verso la gola.Il primo vero “stop” me lo concedo al punto panoramico Olmo di Bobbi, un balcone naturale affacciato sul corridoio roccioso del Sagittario. Appoggio la bici, inspiro a fondo. Da quassù la valle sembra un solco lucente, la strada un nastro che scompare tra curve e pareti di pietra. Scatto qualche foto, ma soprattutto mi prendo un minuto per fissare i dettagli nella memoria. Riparto e lascio che la discesa mi accompagni fino ad Anversa degli Abruzzi. Il paese mi accoglie con vicoli in pietra, porte antiche e una calma che sa di autentico. Riempio la borraccia a una fontana e mi concedo un breve giro tra le case. E’ il tipo di luogo dove ti viene voglia di restare un po’ di più, anche solo per guardare.Poi rientro nel ritmo e imbocco le Gole del Sagittario. La strada stringe, la roccia diventa compagna di viaggio e il rumore dell’acqua arriva come un sottofondo costante. Ombra e luce si alternano, la temperatura scende di qualche grado, le curve chiedono attenzione. Ogni tratto regala uno scorcio diverso acqua chiara tra i massi, piccole cascate, il verde che si arrampica sulle pareti. Quando volto la bici per il rientro, le gambe sono stanche ma leggere di soddisfazione. Porto con me l’odore dell’acqua, il silenzio delle rocce e le immagini dell’Olmo di Bobbi e di Anversa, tasselli di un giro che non è solo ciclismo, ma un modo di attraversare la Marsica con lentezza e rispetto.

Carsoli – Lago del Turano

Pedalando da Carsoli al Lago del Turano un itinerario in bici tra borghi autentici, natura appenninica e panorami d’acqua e montagna Parto da Carsoli nelle prime ore del mattino, quando il borgo è ancora avvolto da un silenzio che sa di attesa. La strada si apre subito verso l’Appennino, tra curve dolci e salite che invitano a trovare il ritmo giusto. La natura qui si fa sempre più protagonista: campi coltivati, piccoli boschi e scorci che si alternano senza fretta, come pagine di un diario da scrivere con le pedalate.Il percorso mi conduce attraverso i borghi di San Lorenzo e Colle di Giove, piccoli gioielli incastonati tra le colline, dove il tempo sembra scorrere più lento e la vita conserva ancora un ritmo autentico. È un passaggio che profuma di storia e quotidianità semplice, prima di addentrarmi in un tratto dal fascino selvaggio. Dopo qualche chilometro, infatti, raggiungo le suggestive Gole dell’Obito, un passaggio incastonato nella roccia che regala frescura e un senso di avventura. Pedalare tra queste pareti naturali è come attraversare un corridoio segreto che collega Carsoli alla bellezza incontaminata della valle.Il pensiero corre già alla meta, ma ogni tratto di strada regala una sorpresa: una fontana in pietra, un borgo che spunta improvviso, l’odore del muschio che accompagna nei tratti più ombrosi. Poi, quasi senza accorgermene, ecco aprirsi davanti ai miei occhi lo specchio d’acqua del Lago del Turano. Lì il tempo sembra rallentare: le montagne si riflettono leggere, i colori cambiano con la luce, e il silenzio è rotto solo dal vento e dal respiro della bici.Mi fermo, appoggio la bicicletta e resto a osservare. È in momenti come questo che capisco perché amo viaggiare così: perché ogni pedalata non è solo uno sforzo fisico, ma un modo per avvicinarsi a luoghi e sensazioni che altrimenti resterebbero nascosti.

Tagliacozzo – Morino Vecchio

Tra pedalate e silenzi: viaggio a Morino Vecchio dalla vivace Tagliacozzo al borgo sospeso nel tempo, nel cuore della Marsica Unire la passione per la mountain bike con la scoperta di borghi antichi è sempre stata per me una delle emozioni più autentiche. Questa volta ho scelto di partire da Tagliacozzo, un borgo che non smette mai di stupirmi, per spingermi fino a Morino Vecchio, il paese fantasma che custodisce memorie lontane e un fascino unico. Il viaggio comincia nel cuore di Tagliacozzo, tra le stradine medievali e la splendida piazza dell’Obelisco, che al mattino sembra ancora più viva sotto i raggi del sole. Dopo un ultimo sguardo alle facciate rinascimentali, inforco la bici e inizio a pedalare, lasciandomi alle spalle il borgo. La strada si apre presto su sterrati e sentieri immersi nella natura. Il profumo dei boschi appenninici accompagna ogni pedalata, e il panorama cambia di continuo: un momento costeggio campi agricoli che raccontano storie di vita rurale, il momento dopo mi ritrovo a salire dolcemente tra i fitti alberi che regalano ombra e silenzio. È in questi tratti che la bici diventa compagna di viaggio e non semplice mezzo: ogni salita richiede impegno, ma è ripagata da scorci mozzafiato sui monti circostanti.Il percorso è lungo circa 20-25 km, con un dislivello medio che rende la pedalata stimolante senza mai diventare proibitiva. A ritmo tranquillo, in due o tre ore ci si concede tutto il tempo per osservare, respirare e fermarsi a scattare qualche foto. La mia meta è Morino Vecchio. Quando arrivo, il silenzio mi accoglie come un manto. Le case in pietra, i vicoli ormai vuoti e i resti della chiesa raccontano un passato interrotto dal terremoto del 1915. Camminare tra queste rovine è come sfogliare un libro dimenticato: ogni muro sembra voler dire qualcosa, ogni pietra trattiene un ricordo. È un luogo che non si visita soltanto, ma si ascolta.Prima di rimettermi in sella, annoto mentalmente qualche consiglio utile per chi vorrà ripercorrere questo itinerario, una mountain bike o una e-bike sono perfette per affrontare i dislivelli. Il periodo migliore è primavera o autunno, quando i colori rendono la natura ancora più viva; e non dimenticate acqua, casco, guanti e una fotocamera per fermare nella memoria e nelle immagini i momenti più intensi.La strada del ritorno mi accompagna con la stessa dolcezza dell’andata, ma con un carico diverso quello delle emozioni che solo un viaggio tra natura e memoria può regalare.

Spoleto – Assisi

Itinerario MTB da Spoleto ad Assisi percorso cicloturistico tra colline umbre, storia e spiritualità Partire in bici dalla stazione di Spoleto significa lasciare alle spalle una città d’arte e avviarsi lungo un percorso che intreccia natura, cultura e spiritualità. La ciclovia che porta ad Assisi è un viaggio lento, punteggiato da paesaggi di ulivi, borghi medievali e strade che raccontano secoli di storia. A metà strada, la sosta perfetta è Bevagna, gioiello dell’Umbria e tappa ideale per una pausa pranzo. Il percorso Partenza: Stazione di Spoleto (395 m s.l.m.) Arrivo: Assisi (424 m s.l.m.) Km totali: circa 50 km Dislivello: 250 m complessivi, percorso quasi interamente pianeggiante Tipologia di strada: ciclovia Spoleto–Assisi (asfalto, tratti sterrati ben tenuti) Difficoltà: facile, adatta anche a cicloturisti non esperti Appena lasciata Spoleto, la ciclabile segue un tracciato verde e silenzioso, tra campi coltivati e filari di viti. La pedalata è scorrevole, e già dopo una decina di chilometri si intravedono i primi borghi che punteggiano la pianura umbra. Il bello di questa ciclovia è il suo ritmo lento: niente traffico, solo il rumore delle ruote che girano e l’odore della terra. A metà del percorso, la tappa immancabile è Bevagna, uno dei borghi più suggestivi d’Italia. Qui il tempo sembra essersi fermato tra piazze medievali, botteghe e chiese romaniche. Una pausa pranzo in una delle trattorie del centro è un regalo: piatti umbri semplici ma ricchi di gusto (consigliatissimi gli strangozzi al tartufo o una torta al testo farcita).Ripartire da Bevagna significa attraversare ancora campi e vigneti, con Assisi che si avvicina all’orizzonte. La sagoma della Basilica di San Francesco appare da lontano, come faro che guida i pedalatori fino all’arrivo. Luoghi di interesse lungo il percorso Spoleto: città del Festival dei Due Mondi, con la Rocca Albornoziana e il Ponte delle Torri. Montefalco (piccola deviazione facoltativa): patria del Sagrantino e delle colline panoramiche. Bevagna: borgo medievale intatto, da vivere a piedi durante la sosta pranzo. Assisi: patrimonio UNESCO, con la Basilica di San Francesco, la Rocca Maggiore e i vicoli in pietra. Consigli pratici Bici consigliata: gravel o trekking bike (il percorso è misto asfalto–sterrato ma scorrevole). Periodo migliore: primavera e autunno, quando il clima è mite e i colori della campagna umbra sono più intensi. Rifornimenti: fontane e bar lungo il percorso, sosta lunga a Bevagna. Consiglio extra: portare con sé un lucchetto per lasciare la bici in sicurezza durante la visita a Bevagna e Assisi.

Battesimo Leonardo

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Tor Vergata

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